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  • CRISTOFORO COLOMBO

    ...AMMIRAGLIO MAGGIORE DEL MAR OCEANO,
    VICERÉ E GOVERNATORE DELLE TERRE CHE
    DOVESSE SCOPRIRE...

    by GIANCARLO V. NACHER MALVAIOLI

    CAPITOLO VI (Cont.)

    COLOMBO IN SPAGNA-SANTA MARIA DELLA RÁBIDA-LA LUNGA ATTESA-I RE E LA DECISIONE DEI DOTTI-LE 'CAPITULACIONES'

    Ma quali erano le richieste di Colombo, che ancora vari scrittori, soprattutto spagnoli, considerano esagerate o assurde? I seguenti tre punti erano quelli che i Re non volevano concedergli:

    1. Voleva que si aggiungesse al suo nome il titolo di riguardo spagnolo di 'don'. Tale titulo non era, come oggi, così svalutato, in ogni modo non costava nulla ai Re concederglielo.
    2. Essere nominato ammiraglio del Mar Oceano. Oggigiorno questo titolo è un grado della marina militare, che corrisponde a generale nell'esercito. Sembra che furono i genovesi i primi ad usarlo nel senso di comandante d'una flotta, e perciò poteva significare molto o molto poco, tutto dipendeva dell'importanza e dal numero delle navi che avrebbe comandato in un determinato momento con il permesso reale. Inoltre Morison scrive che, all'epoca di Colombo, ammiraglio era colui che aveva una giurisdizione sull'Oceano, e non era il comandante d'una flotta, a chi la comandava si concedeva il titolo di Capitano Generale. E rispondendo a quegli scrittori che affermano che questo titolo non si doveva concedere a uno straniero facciamo notare che la Spagna ebbe, prima e dopo di Colombo, ammiragli italiani che comandarono le sue flotte (l5).
    3. Essere nominato Governatore delle terre che avrebbe scoperto. Anche in questo caso esistevano numerosi precedenti: La Spagna e il Portogallo concessero questo titolo a vari stranieri scopritori di isole, come nel caso di Perestrello.

      Bisogna anche considerare che se Colombo non avrebbe scoperto niente sarebbe stato Governatore d'un ben nulla. Che poi scoprisse qualcosa di 'grande', più grande dell'Europa e anche dell'Africa, nessuno se lo sognava minimamente, né la Regina né Colombo lo seppero o lo supposero mai.

      Era più che logico che Colombo chiedesse privilegi, come rendite e stipendi adeguati alle cariche e titoli ricevuti, e il diritto di presentare ai Re una terna di nomi per i rappresentanti amministrativi e giudiziari.

    Invece i Re erano disposti a concedergli queste altre richieste:
    1. concedergli un 10% di tutte le ricchezze che avrebbe trovato, esenti da spese e tasse (come era abitudine dell'epoca).
    2. siccome qualcuno della Corte obbiettò che era troppo, dato che Colombo non apportava né rischiava nulla (salvo la sua vita...), questi offrì contribuire con un 8% alle spese delle tre navi, ricevendo in cambio l'8% della vendita delle merci che avrebbe comprato e trasportato di ritorno dal suo (o dai suoi) viaggio. Chiese anche viveri per un anno, che i Re gli negarono, ma poi accettarono quando Santángel si offrì di pagarli lui.
    I Re vollero mercanteggiare, ma Colombo insistette nelle sue richieste: o tutto o niente. Salutò, montò a cavallo e se ne andò verso Siviglia, forse con il proposito di raggiundere suo fratello in Francia.

    A questo punto sembra che Santángel, tesoriere reale, Diego Deza, Juán Pérez, Beatriz Hernández, marchesa di Moya, Beatriz Peraza de Bobadilla e i consiglieri Quintanilla e Cabrera (16) convinsero i Re che accettasse ciò che Colombo richiedeva. Non sappiamo quali furono i loro argomenti decisivi, forse fu sufficiente la decisione di tenere segreti i termini delle 'capitolazioni' fino al giorno in cui si sarebbero conosciuti i risultati della spedizione. In caso di successo si sarebbero rese pubbliche le 'capitolazioni' come 'graziose concessioni dei Re'.

    Sarebbe troppo maligno pensare che qualcuno suggerì a Fernando (o lui stesso si ricordò) quel proverbio spagnolo: 'Prometer no empobrece'?

    Colombo fu raggiunto dalle guardie reali e ricondotto indietro. Il 30 aprile del 1492 si firmarono le 'capitolazioni'che furono registrate dal segretario di stato Juán de Coloma, a nome di Fernando e Donna Isabella, per grazia di Dio, Re e Regina di Castiglia, di León, d'Aragona, di Sicilia, di Granada, di Toledo, di Valencia, di Galizia, di Maiorca, di Minorca, di Siviglia, di Sardegna, di Corsica, di Mursia, di Jaén, d'Agarbe, d'Algesiras, di Gibilterra e delle isole Canarie; conte e contessa di Barcellona, signori di Biscaglia, e di Molina; duchi d'Atene e di Neopatria; conti del Roseglione e della Sardegna; marchesi di Oristano e di Gosiano.

    Si consegnarono a Colombo tre lettere di presentazione: una per il Kubilai Khan (o Gran Khan), che già era morto... nel 1294 e neppure la sua dinastia mongola imperava più in Cina, e altre due lettere aperte, dirette a chi Colombo avrebbe ritenuto conveniente.

    Il sogno di Colombo stava finalmente per realizzarsi. In quel momento era l'unica cosa che gl'importava. Il prezzo che aveva pagato, e che avrebbe dovuto pagare in seguito, fu maggiore di ciò che aveva chiesto e di gran lunga superiore di ciò che ricevette dai Re.

    Aveva superato i lunghi anni d'umiliazioni, mortificazioni, inutili attese, di suppliche (17), ed ora si sentiva superiore alla meschinità generale degli uomini, ma restando sempre fedele ai Re, malgrado tutto, realista quando si trattava di far valere i suoi diritti e testardo nel non cedere neppure una briciola di tutto ciò che considerava essere suo diritto.

    Finalmente si cominciò ad allestire la spedizione. In definitiva chi la finanziò? (18)- Il comune di Palos, i banchieri genovesi e fiorentini con il loro socio Santángel, lo stesso Colombo ed altri ancora (l9).

    Con relazione ai Re lo stesso Colomo lasciò scritto: "Non vollero dar nulla, con eccezione di un milione di maravedíes, ed io dovetti pagar il resto".

    NOTE

    1. Palos si trova a 16 chilometri circa da Huelva dove, secondo alcuni scrittori, viveva una cognata di Colombo. Granzotto scrive che vi abitava Pietro Correa, marito d'una sorella di Felipa. Altri biografi affermano che vi abitava un'altra sorella di Felipa, chiamata Violante e sposata con il fiammingo Michele Muller, spagnolizzato in Muliart. Morison scrisse che a Huelva viveva una sorella di Felipa sposata con uno spagnolo, mentre Voltes parla di due sorelle di Felipa, una a Huelva e un'altra, Violante in Muliart, a Siviglia.
    2. Colombo sin da bambino fu devoto a san Francesco d'Assisi, vari scrittori affermano che apparteneva all'ordine dei Terziari.
    3. Rábida è un nome arabo e significa fortezza di frontiera.
    4. Alcuni biografi affermano che Colombo conobbe anche il priore Juán Pérez, che molto lo aiutò posteriormente, però secondo altri lo conobbe molto più tardi, forse nel 1491.
    5. Sebbene i Medinaceli erano molto meno ricchi dei Medina Sidonia possedevano ancora, nel 1936, 70.000 ettari di terre nel sud della Spagna.
    6. Michele Muliart o Molyart accompagnò Colombo nel suo secondo viaggio, ritornò con il gruppo degli scontenti e disillusi restando debitore a suo cognato di una somma che gli aveva prestato. Malgrado ciò Colombo si ricordò di Violante nel suo testamento concedendole un lascito.
    7. Nel marzo del 1495, quando Colombo era tornato dal suo primo viaggio, il duca di Medinaceli informava suo zio, il cardinale di Spagna don Pedro González de Mendoza, consigliere dei Re, che aveva ospitato e raccomandato Colombo (scrivendo il cognome in italiano). La lettera comincia così: "Non so se sa, Vostra Signoria , che ho avuto a casa mia, per molto tempo, Cristóbal Colombo, che veniva dal Portogallo e voleva andarsene dal Re di Francia affinché lo aiutasse a raggiungere le Indie...".
    8. A causa di questo 'peccatuccio' Colombo perse l'opportunità di essere beatificato. Nel 1873 Pio IX cominciò il processo di beatificazione richiesto da ben 700 vescovi.
    9. Già s'è detto che confessore della Regina era un titolo onorifico e molti religiosi importanti ne erano insigniti.
    10. Non solo i cognomi, ma anche le parole stesse cambiavano continuamente allo scriverle, sovente anche negli scritti d'una stessa persona, dato che non erano state ancora fondate le accademie delle lingue e non esistevano regole ortografiche. Quando Antonio de Lebrija, que aveva studiato in Italia, nell'università di Bologna, consegnò alla Regina la prima grammatica spagnola, pubblicata a Salamanca il 18 agosto del 1492, questa disse all'autore: "Ma a che cosa serve?"
    11. Vescovo di Volterra al servizio dei Re, fu il primo vescovo della Spagnola, dove morì nel 1525.
    12. Colombo andava a messa ogni domenica, si comunicava, faceva voti e penitenze. Bartolomé de las Casas scrisse che era cattolico molto devoto, pregava ad ogni ora canonica, non bestemmiava, invocava continuamente la Santissima Trinità, cominciava i suoi scritti con 'Jesus cum Maria sit nobis in via'.
    13. Colombo chiese al re Giovanni II un salvacondotto per poter ritornare in Portogallo. Si è specolato molto su questo fatto, e gli studiosi si sono sbizzarriti in supposizioni: aveva lasciato dei debiti a Lisbona? S'era immischiato in qualche congiura politica? Aveva sottratto dagli archivi reali la lettera di Toscanelli? Temeva la collera del Re perché che se n'era andato senza avvisarlo e inoltre aveva offerto il suo progetto agli spagnoli, suoi concorrenti? Forse quest'ultima è l'ipotesi più credibile.
    14. Dante: "Divina Commedia", Paradiso, canto XVII, versi 58-60.
    15. Basterebbe ricordare, prima di Colombo, il genovese Benito Zaccaria, ammiraglio del re Sancho IV, Egidiolo Boccanegra, conte di Palma, che diresse l'ammiragliato di Castiglia, suo figlio Ambrogio, ammiraglio d'Enrico II, che sconfisse la flotta inglese nel Mare del Nord, il calabrese Roger di Lauria, grand'ammiraglio della flotta d'Aragona e, dopo Colombo, Giambattista Pastene, ammiraglio del Mare del Sud, fondatore di Valparaíso, nel secolo XVI. In Portogallo furono ammiragli ereditari i fratelli Pessagno ( Pessanho in portoghese).
    16. Il frate Diego Deza, ebreo converso, maestro del principe ereditario Giovanni, fu poi vescovo di Palencia e arcivescovo di Siviglia.; Alonso Quintanilla, ragioniere maggiore del Regno e consigliere dei Re, ospitò a casa sua Colombo; Beatriz Hernández de Bobadilla, marchesa di Moya, sposata con Andrés de Cabrera, dama d'onore della Regina e Beatriz de Perraza e Bobadilla, marchesa di Moya, parente della precedente e dama d'onore della Regina. Quest'ultima, essendo molto bella, piaceva a Fernando, così che la regina Isabella l'allontanò dalla Corte, facendola sposare con Fernando Peraza, governatore di una delle isole Canarie. Fernando, despota e tiranno, suscitò l'odio degli isolani e finì assassinato, restando Beatrice come governatrice dell'isola. Colombo s'innamorò di lei, e trascorse con lei vari giorni quando passò di lì nel suo primo viaggio e nel secondo.

      Come scrisse il cronista Michele da Cuneo (di nobile famiglia di Savona, amico di Colombo, che scrisse in parte la cronaca del secondo viaggio): "Colombo fu tinto d'amore per lei".

    17. Sejourné scrive che fu odiato, sia in Spagna come in America, dalla maggioranza degli spagnoli perché era straniero.
    18. Come scrisse Stefan Zweig sono le forze spirituali e morali che motivano le scoperte, ma la loro realizzazione dipende dalle forze materiali. Infatti i Re non avrebbero dato un centesimo a Colombo se non avessero sperato di guadagnarci.
    19. Non è facile sapere con precisione quanto costò il primo viaggio, e chi e quando pagò ognuno, comunque tutti gli studiosi sono d'accordo che non spesero molto, dato che nessuno volle pagare più di quanto fosse necessario. Ora se le due caravelle furono pagate dal comune di Palos, sarebbe questo l'apporto dei Re di un milione di maravedíes, del quale parla Colombo. Un altro milione e mezzo circa di maravedíes lo pagò Santángel e i suoi soci i banchieri italiani Bardi e Francesco Pinelli, genovesi, Giannotto Berardi, fiorentino, ed altri. Mezzo milione di maravedíes lo pagò Colombo e i suoi amici armatori e banchieri di Negro, Spìnola e Luigi Doria. Al prezzo del l990 dovette costare, più o meno, 100.000 dollari.

    Se desiderate fare qualche commento o chiedere qualche chiarimento su Cristoforo Colombo per favore comunicatevi con l'autore, via e-mail. Grazie.
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